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Cesti dal Bangladesh

Cesti dal Bangladesh - Cooperativa Karibu Onlus

La maggior parte dei cesti delle nostre botteghe proven- gono dall'im- portazione diretta che la Cooperativa "La Bottega della Solidarietà" di Sondrio fa dal Bangladesh... 

Inoltre tutte le altre Centrali di importazione eque-solidale italiane hanno avviato progetti di importazione di cesteria.

Per quanto riguarda la Cooperativa "La Bottega della Solidarietà", l'importazione di prodotti artigianali dal Bangladesh nasce da un rapporto di amicizia tra il missionario saveriano Giovanni Abbiati, tragicamente scomparso il 5 ottobre 2009, e gruppi di persone che si sono impegnate per rendere possibile a organizzazioni di produttori bengalesi, in prevalenza donne, l'accesso ad un mercato equo e rispettoso del loro lavoro.

visita il sito www.commercioequosondrio.it

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Notizie sul materiale utilizzato per i cesti

Cesti di foglia di palma

La pianta

Esistono circa 200 generi di palme che includono 3000 specie. La maggior parte vivono nelle regioni comprese tra i Tropici in aree che registrino almeno 500 mm di pioggia all'anno. Possono crescere sia isolate che in gruppi; i tronchi possono essere alti e snelli o bassi e rigonfi alla base o al centro.
Alcune palme, una volta perdute le foglie, mantengono una sorta di cicatrici sul tronco che assomigliano ad anelli o nodi.

Professioniste dell'intreccio

Le cooperative acquistano le foglie di palma che vengono tagliate e appiattite.
Le artigiane lavorano accucciate, intrecciano prima il fondo del cestino, quindi le parti laterali. Il lavoro dei cesti offre una serie di vantaggi alle produttrici: permette loro di non essere sradicate dal proprio territorio, di lavorare anche a casa e seguire le faccende domestiche, concede una maggior flessibilità di orario (molte donne con bambini piccoli preferiscono impegnarsi solo alcune ore della giornata), garantisce guadagni migliori, dà la possibilità di decidere come reinvestire una percentuale degli utili in progetti sociali (miglioramento delle abitazioni, educazione permanente).
Il lavoro delle artigiane è diventato visibile ed è andato a beneficio di intere comunità.

Prodotti in juta

Corchorus capsularis o juta bianca; Corchorus olitorius o juta rossa sono i nomi botanici delle due varietà più importanti di questa canna fronzuta, alta da tre a quattro metri che cresce in terreno fertile e umido e in clima rigorosamente caldo.
Le fibre sono attaccate a un sottile fusto di legno (non si butta nemmeno quello: ci si fanno le capanne nei villaggi, o diventa legna da ardere; dalle foglie si estraggono principi medicinali e dai semi, ricchi di olio, sapone e fertilizzanti).
La prima fase della lavorazione è manuale e richiede un largo impiego di manodopera: i gambi, raccolti in covoni, vengono tenuti per diversi giorni immersi in acqua; così si riesce a rimuovere la corteccia che costituisce la fibra.
Una volta asciugata al sole e pulita, la fibra viene composta in matasse e il contadino la vende; guadagnando sempre meno.

Lavorazione a treccia

Con la fibra di juta le donne preparano la treccia di juta di varia grossezza.
Per i tappeti la treccia deve essere grossa, mentre per altri lavori la treccia deve essere sottile.
In entrambi i casi la treccia deve essere uniforme e ben ripulita con le forbici.